venerdì 20 novembre 2020

Il venerdì del libro #57 - la memoria del lago

 

La memoria del lago

 Rosa Teruzzi


Un nuovo caso per la fioraia del Giambellino e il suo eccentrico pool di apprendiste investigatrici.

I suoi successi da detective dilettante avevano rimesso tutto in discussione. Ora Libera non poteva più accettare che un segreto rimanesse tale. Perché i segreti uccidono, come diceva nonno Spartaco, e quando non uccidono fanno comunque male.

In una tiepida sera di fine estate, un vecchio dossier di polizia, ingiallito dal tempo, arriva sul tavolo del laboratorio di Libera, la fioraia del Giambellino. Contiene i documenti di un caso di cronaca archiviato in fretta e furia dalle autorità: la morte di una giovane donna nei boschi che guardano il lago di Como, negli anni del dopoguerra. Libera ne resta sgomenta: quella morte riguarda da vicino sua madre Iole e la sua misteriosa famiglia. Le carte contengono anche la testimonianza e i dubbi, trascurati dalla polizia, di un vecchio prete di montagna: la figlia di quella povera ragazza era davvero dell'uomo che l'aveva appena sposata? E perché Tarcisio Planetta, il contrabbandiere, l'aveva minacciata ad alta voce nell'osteria? E chi erano quegli "autorevoli" personaggi che hanno garantito per lui? Ce n'è abbastanza perché la fioraia milanese abbandoni i suoi bouquet matrimoniali e si improvvisi di nuovo detective. Insieme all'eccentrica Iole, cultrice dello yoga e del libero amore, e alla giovane cronista Irene, dotata di un fiuto infallibile, Libera si mette in cerca della verità, provando a scardinare i silenzi dei testimoni sopravvissuti. Alle Miss Marple del Giambellino, come le chiamano i giornali, non mancheranno certo la tenacia e l'arguzia, in un'indagine serrata tra Como, Lecco e le vie esclusive di Milano, per far affiorare il segreto che si nasconde sotto le acque del lago.



Un' indagine più personale, questa, rispetto alle precedenti, eppure molto avvincenti
Una storia ambientata in quel lago che è anche un po' montagna.
Trasparelena lo consiglia a chi è un pochino pratico del lago di Como, ma anche a chi è un pochino pratico della Milano tra il Giambellino e via Savona, e soprattutto a chi cerca una lettura leggera ma non banale.

Con questo post il Traspablog partecipa al venerdì del libro

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venerdì 6 novembre 2020

Il venerdì del libro #96 - Un uomo in mutande

 

Un uomo in mutande. I casi del maresciallo Ernesto Maccadò


Movimenti sospetti nella notte a Bellano: forse allucinazioni, forse faccende private, forse non sono reati veri e propri. Forse.

«Un uomo in mutande?» chiese il maresciallo Ernesto Maccadò. Nessuna traccia di sorriso. Anzi, un'espressione che valeva un punto interrogativo.
Il Misfatti l'aveva messa sullo scherzo, ma quello, niente, aveva preteso i dettagli invece di riderci su.
«Si spieghi meglio, appuntato», disse il Maccadò.
«Dicevo tanto per...» annaspò il Misfatti.
«L'ascolto comunque», insisté il maresciallo.

«Vitali appartiene a quella categoria di pochi eletti capaci, con la propria penna, di far ritmare l'elettrocardiogramma di ogni lettore» – Il Messaggero

12 aprile 1929. È la volta buona. Capita di rado, ma quando è il momento l'appuntato Misfatti si fa trovare sempre pronto. Dipende dall'uzzolo della moglie, che stasera va per il verso giusto. E così, nel piatto del carabiniere cala una porzione abbondante di frittata di cipolle. Poi un'altra, e una fetta ancora, e della frittata resta solo l'odore. Che non è buona cosa, soprattutto perché ha impregnato la divisa, e chi ci va adesso a fare rapporto al maresciallo Ernesto Maccadò diffondendo folate di soffritto? Per dirgli cosa poi?, che durante la notte appena trascorsa è stato trovato il povero Salvatore Chitantolo mentre vagava per le contrade mezzo sanguinante e intontito, dicendo di aver visto un uomo in mutande correre via per di là? Sì, vabbe', un'altra delle sue fantasie. In ogni caso la divisa ha bisogno di una ripulita. Ma proprio energica. Come quella di cui avrebbero bisogno certe malelingue, che non perderebbero l'occasione di infierire sullo sfortunato Salvatore ventilando l'idea di rinchiuderlo in un manicomio. Anche il Comune, guarda un po', sta progettando una grande operazione di pulizia, una «redenzione igienica» che doti Bellano delle stesse infrastrutture che vantano già altri paesi del lago, più progrediti nella civiltà e nel decoro. Ma, un momento, che ci faceva esattamente un uomo in mutande, in piena notte, per le vie del paese? E perché correva?
In «Un uomo in mutande» il maresciallo Ernesto Maccadò si trova per le mani un caso che forse non lo è, o forse sì. Andrea Vitali gioca con il suo presonaggio preferito stuzzicando la sua curiosità, e mettendo alla prova le sue doti di buon senso. Una specie di trappola dalla quale chissà se il maresciallo saprà sfuggire. Unica certezza: il godimento del lettore.

Una lettura lieve, ma non sciocca. Una trama intricata il giusto, sorprendente quanto basta. 

Una ambientazione spettacolare come luogo e molto interessante come tempistiche, per una lettrice come Trasparelena che del ventennio fascista ha studiato solo a scuola (poco e male, purtroppo) 

Andrea Vitali non delude mai, non c'è altro da aggiungere.

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venerdì 9 ottobre 2020

Il venerdì del libro #95 - Riccardino

 

Riccardino

 Andrea Camilleri


«Il telefono sonò che era appena appena arrinisciuto a pigliari sonno, o almeno accussì gli parse". "Riccardino sono", disse una voce "squillante e festevole", per dargli appuntamento al bar Aurora. Ma Montalbano non conosceva nessuno con quel nome... Un'ora dopo, la telefonata di Catarella: avevano sparato a un uomo, Fazio lo stava cercando. Inutilmente il commissario cercò di affidare l'indagine a Mimì Augello, perché "gli anni principiavano a pesargli" aveva perso "il piacere indescrivibile della caccia solitaria", insomma "da qualichi tempo gli fagliava la gana", "si era stuffato di aviri a chiffari coi cretini". Si precipitò sul posto, e scoprì che il morto era proprio Riccardino.»

Questo, in sintesi, è l'incipit di Riccardino, l'ultimo, atteso romanzo con protagonista il commissario Montalbano, che Andrea Camilleri ha voluto uscisse postumo. Il primo capitolo del romanzo è stato letto in anteprima il 16 maggio 2020 dallo scrittore Antonio Manzini, amico e allievo di Camilleri, in occasione del Salone del Libro Extra.

Un titolo così diverso da quelli essenziali ed evocativi e pieni di significato ai quali siamo abituati, in cui risuonano echi letterari. Riccardino segna quasi una cesura, una fine, ed è giusto marcare la differenza sin dal titolo.

Trasparelena compie gli anni a giugno. Per anni, forse decenni, per il suo compleanno ha ricevuto in regalo dal Traspanonno un'indagine di Montalbano, perchè il maestro Camilleri ne scriveva una più o meno in quel periodo.
Ora siamo all'ultimo capitolo
In questo 2020 strano, in cui abbiamo saltato la primavera e la pasqua, in un'estate strana Trasparelena si è comprata il libro, che è uscito ahilei ben oltre il suo compleanno, e siccome le è mancato il cuore, l'ha fatto leggere prima al Traspanonno. Poi ha preso coraggio. 
E ora deve dire che non le dispiace tanto quanto pensava. 
Non volendo fare  uno spoiler non si dilunga nel dettaglio quanto vorrebbe, però ci tiene a dire che Camilleri è stato molto molto molto abile a scrivere un finale che per quanto sia una fine delle indagini scritte, cioè dei suoi libri, lascia comunque una porta aperta alle vicende televisive.

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Nota di servizio: Trasparelena non è sparita. In questa strana estate ha riletto Ragione  e sentimento, e poi  Emma e Persuasione di Jane Austen, quest'ultimo in italiano e poi anche in inglese.Non ne ha scritto qui perchè sono stati mesi di lavoro esagerato, e le è mancata l'ispirazione. Si scusa, vorrebbe promettere più assiduità ma non lo fa, per evitare di disattendere la promessa. Diciamo che proverà

venerdì 10 luglio 2020

Il venerdì del libro #94 - Storia del cane che non voleva più amare

Storia del cane che non voleva più amare

 Monica Pais

Mano è un randagio, un maremmano scontroso e taciturno, regale e bellissimo come i maremmani sanno essere. Ma quando arriva nella clinica di Monica non è più niente di tutto questo. È stato ripescato da un canale, incaprettato e con la museruola. Un pescatore di carpe lo ha notato dibattersi nell’acqua torbida e ha chiamato i soccorsi. Ora, sul tavolo da visita, quello scheletro di cane stremato e semiannegato sembra solo uno straccio intriso d’acqua e fango. Sta rivolto con il muso verso il muro, perfettamente immobile, e non risponde a nessuno stimolo. Ma se una mano entra nel suo campo visivo lui si difende con ferocia disperata: morde a vuoto l’aria, perché nessuno deve toccarlo. Morde per istinto, per scelta, per disperazione. Morde per paura.
In onore della sua missione di flagellatore di mani, il nuovo arrivato viene battezzato Mano e Monica si imbarca nella lunga avventura di curarlo e restituirlo al mondo dei vivi. La aspetta una delle sfide più lunghe, ardue e straordinarie con cui le sia mai capitato di misurarsi.
Questa è la storia del cane Mano, che dagli umani ha ricevuto la violenza più atroce e il dono dell’amore, e che degli umani toccherà nel profondo le coscienze.

Scritto da una veterinaria, è di fatto una storia d'amore bellissima. 
Trasparelena non è appassionata di cani, e non ne ha uno suo, e fondamentalmente i cani le fanno anche un pochino paura, però non concepisce la possibilità che un cane venga maltrattato (e forse è questo il fondamentale motivo per cui non ha un cane, perchè non se la sente di assumersi la responsabilità dell'accudimento)
Trasparelena non sa dire, in questo momento, come questo libro sia entrato in casa sua, sa però che l'hanno letto anche il Traspamarito e la BambinaGrande. Trasparelena lo consiglia a tutti, anche ai bambini

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venerdì 3 luglio 2020

Il venerdì del libro #93 - Rien ne va plus

Rien ne va plus

 Antonio Manzini



Un nuovo capitolo del grande Romanzo di Rocco Schiavone, un uomo duro con se stesso prima che con gli altri, ruvido, intransigente, svogliato e vigile; dietro il suo cinismo una umanità insospettabile e un senso della giustizia tutto suo. E nel raccontarcelo Antonio Manzini ci parla anche dell'Italia di oggi, inquieta e inquietante.

«Rocco Schiavone è il poliziotto italiano più popolare e più letto dopo Montalbano» – Vanity Fair

«Nei gialli tradizionali quando il protagonista ritorna per un nuovo episodio non c'è memoria del passato, tutto ricomincia da capo. Con Rocco non succede, ogni inchiesta ha lasciato cicatrici» – TuttoLibri - La Stampa

"Rien ne va plus" prende il via poche ore dopo gli eventi che concludono il precedente romanzo, "Fate il vostro gioco"; le indagini sull'omicidio di Romano Favre, il pensionato del casinò di Saint-Vincent dove lavorava da «ispettore di gioco», ucciso con due coltellate, si sono concluse con l'arresto del colpevole, ma il movente è rimasto oscuro. Schiavone non può accontentarsi di una verità a metà. Mentre si mobilita insieme alla sua squadra di poliziotti, ben altra coltellata lo pugnala: Enzo Baiocchi, l'assassino di Adele, la vecchia amica di Rocco uccisa mentre dormiva in casa sua, ha chiesto di parlare col giudice Baldi rivelando un segreto che riguarda proprio Schiavone, una pagina inconfessabile del suo recente passato che potrebbe sconvolgergli per sempre la vita. Turbato, incerto su come muoversi, Rocco si ritrova a indagare su una rapina: è scomparso un furgone portavalori che doveva consegnare alla banca di Aosta l'incasso del casinò. Ma ad Aosta non è mai arrivato, se ne sono perse le tracce dopo una curva e sembrerebbe svanito nel nulla, se non fosse che l'autista viene ritrovato semiassiderato in Valsavarenche.


Trasparelena ha trovato questo uno dei racconti di Rocco più ricco di suspance, non tanto per l'indagine quanto per le sue vicende personali

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