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venerdì 15 febbraio 2019

Il venerdì del libro #57 - La fioraia di Deauville e altri racconti

La fioraia di Deauville e altri racconti

Georges Simenon 



«Nei calzoncini corti la signorina Berthe, che a suo dire non aveva nient'altro da mettersi, aveva indossato quello che lei definiva un copricostume: una sorta di vestaglietta che la faceva apparire ancora più svestita, poiché era chiusa da un solo bottone sul davanti, all'altezza della vita, e i lembi si scostavano a ogni passo facendo risaltare le cosce nude. Insomma, uno strano posto e una strana atmosfera per un'inchiesta poliziesca! Non c'era niente che potesse evocare una sciagura. Eppure una giovane donna, che fino a due giorni prima si godeva l'estate mediterranea a e prendeva la tintarella...»

Nei quattro racconti contenuti in questo terzo volume siamo tra la commedia giallo-sentimentale alla Lubitsch e le gag di Harold Lloyd e di Laurel & Hardy, tra grand hotel della Costa Azzurra e sale da gioco di Deauville, tra presunte miliardarie e improbabili cinematografari. In forma smagliante, gli investigatori dell'Agenzia O, che abbiamo ormai imparato a conoscere, danno il meglio di sé.

 

Un'altra bella serie di racconti con protagonisti gli investigatori dell'agenzia O. E con questo Trasparelena ahilei ha finito i Simenon "gialli" (sia i Maigret che i pochi altri)


Con questo post il Traspablog partecipa al venerdì del libro anche se è mercoledì
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mercoledì 6 febbraio 2019

Il venerdì del libro #56 - Ombre sul lago

Ombre sul lago

Cocco & Magella 




Sulle montagne sopra il lago di Como, durante i lavori di costruzione di una nuova strada verso il confine svizzero, vengono alla luce dei resti umani. A chi appartengono? Quale identità si nasconde dietro la misteriosa sigla K.D. ritrovata su un portasigarette d'argento? E come è coinvolta in tutto questo la potente famiglia Cappelletti, trincerata nella sua villa e nel suo immenso giardino? L'indagine è affidata al commissario Stefania Valenti, quarantacinquenne, separata, con una figlia di undici anni, ostacolata perché donna, ma molto più determinata e in gamba di tanti suoi colleghi maschi. Tra svolte che si succedono come in un dispositivo a orologeria, sempre accompagnate dal vento leggero di Breva, le ricerche affondano a poco a poco nel passato, quando sulle rive del lago transitavano clandestinamente persone e cose: contrabbandieri, disertori, partigiani, agenti segreti, membri della Gestapo, ebrei in fuga, e quadri, oggetti preziosi, denaro. Perché è qui, ben nascosta, che c'è la soluzione del caso... Una doppia indagine che illumina un presente gravato da intrighi famigliari e pressanti ricordi e insieme un brano cruciale della Storia italiana.

 

Un bellissimo giallo, una storia mai banale, un'ambientazione accurata, mai noiosa. 

Trasparelena consiglia


nota bene: è il primo di tre indagini. Leggerle in fila è meglio



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venerdì 25 gennaio 2019

Il venerdì del libro #55 - Senza mai arrivare in cima

Senza mai arrivare in cima. Viaggio in Himalaya

Paolo Cognetti






Questo è il viaggio che Paolo Cognetti intraprende sul finire del suo quarantesimo anno, poco prima di superare il crinale della giovinezza.

«"Senza mai arrivare in cima. Viaggio in Himalaya" ci riconsegna quei luoghi nello spirito di una esplorazione e di una immedesimazione autentiche in cui sono la natura e l’oltre a plasmare la psiche del viaggiatore che le contempla, ne subisce il fascino, finanche la forza invincibile» – Andrea Velardi, Il Messaggero

«Cognetti, tra pecore azzurre e leopardi invisibili, ha fatto un viaggio nell’aspra poesia della natura» – Paolo Mauri, la Repubblica 

«Paolo Cognetti riprende il passo fisico e letterario – lento, costante, classico – col quale ci aveva lasciati» – Stefania Chiale, Sette – Corriere della Sera

«Alla fine ci sono andato davvero, in Himalaya. Non per scalare le cime, come sognavo da bambino, ma per esplorare le valli. (...) Ho camminato per 300 chilometri e superato 8 passi oltre i 5000 metri, senza raggiungere nessuna cima. Mi accompagnavano un libro di culto, un cane incontrato lungo la strada, alcuni amici: al ritorno mi sono rimasti gli amici»

Che cos'è l'andare in montagna senza la conquista della cima? Un atto di non violenza, un desiderio di comprensione, un girare intorno al senso del proprio camminare. Questo libro è un taccuino di viaggio, ma anche il racconto illustrato, caldo, dettagliato, di come vacillano le certezze col mal di montagna, di come si dialoga con un cane tibetano, di come il paesaggio diventa trama del corpo e dello spirito. Perché l'Himalaya non è una terra in cui addentrarsi alla leggera: è una montagna viva, abitata, usata, a volte subita, molto lontana dalla nostra. Per affrontarla serve una vera spedizione, con guide, portatori, muli, un campo da montare ogni sera e smontare ogni mattina, e soprattutto buoni compagni di viaggio. Se è vero che in montagna si cammina da soli anche quando si cammina con qualcuno, il senso di lontananza e di esplorazione rinsalda le amicizie. Le notti infinite in tenda con Nicola, l'assoluta magnificenza della montagna contemplata con Remigio, il sa­liscendi del cammino in alta quota, l'alterità dei luoghi e delle persone incontrate. Questo è il viaggio che Paolo Cognetti intraprende sul finire del suo quarantesimo anno, poco prima di superare il crinale della giovinezza. «Alla fine ci sono andato davvero, in Himalaya. Non per scalare le cime, come sognavo da bambino, ma per esplorare le valli. Volevo vedere se da qualche parte nel mondo esiste ancora una montagna integra, vederla coi miei occhi prima che scompaia. Sono partito dalle Alpi abbandonate e urbanizzate e sono finito nel piú remoto angolo di Nepal, un piccolo Tibet che sopravvive all'ombra di quello grande e ormai perduto. Ho camminato per 300 chilometri e superato 8 passi oltre i 5000 metri, senza raggiungere nessuna cima. Mi accompagnavano un libro di culto, un cane incontrato lungo la strada, alcuni amici: al ritorno mi sono rimasti gli amici».

 

Trasparelena ha letto di questo autore "Le otto montagne"  e onestamente pensa che i due libri non siano minimamente paragonabili. Certo l'ambientazione Himalayana è stupenda, ma in questo secondo librino, molto introspettivo, manca l'amicizia. E pure un po' il sentimento.

Insomma, si sente un po' l'odore della crisi dei 40 anni, se devo dire la verità

 


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martedì 22 gennaio 2019

Il venerdì del libro #54 - Arrigoni e l'omicidio nel bosco

Arrigoni e l'omicidio nel bosco

Dario Crapanzano




Siamo nel 1953, ma sembra oggi. Lo scrittore invia il suo protagonista e commissario, Mario Arrigoni, in un paese sopra il lago Maggiore, per indagare su una serie di omicidi.

«In Carpazano piace la nostalgia: del 1953, delle partite a stecca, del sidro fatto con le mele messe a seccare in cantina, del sindaco che riceve con il vestito della festa l'ispettore arrivato in città...» - La Lettura

È la prima inchiesta che il commissario capo Arrigoni del Porta Venezia conduce lontano dalla sua amata Milano. Siamo nel 1953, e gli alti comandi di polizia e carabinieri decidono di costituire un'unità speciale che dovrà indagare sugli omicidi che vengono commessi in piccoli paesi della Lombardia. A capo dell'unità viene nominato proprio Arrigoni che, pur non essendo troppo entusiasta della proposta, per senso di responsabilità accetta l'incarico. Dopo una settimana, ha già un caso da risolvere. Parte insieme al il giovane e fidato agente Di Pasquale, un esuberante e brillante partenopeo, nonché impenitente donnaiolo. I due raggiungono Arbizzone Varesino, un paese di montagna affacciato sul lago Maggiore, dove il contrabbando con la vicina Svizzera è la principale fonte di guadagno: un posto tranquillo, all'apparenza, ma che nasconde più di un segreto. Qui, in un bosco, è stato rinvenuto il cadavere di un uomo, ucciso con un colpo alla tempia, sferrato probabilmente con una pietra trovata nel vicino torrente. L'uomo, ricco e sposato con una ragazza molto più giovane, era ufficialmente un imprenditore edile, ma, come si scoprirà nel corso dell'indagine, anche uno strozzino..

A Trasparelena il commissario Arrigoni sta proprio simpatico, e ha letto questa inchiesta molto volentieri.
Un giallo, ma anche uno spaccato della vita milanese degli anni 50/60, un po' all'epoca dei suoi genitori. Nel caso specifico anche una interessante fotografia delle prealpi, e della vita che si conduceva, e per certi aspetti si conduce ancora in quelle zone


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venerdì 11 gennaio 2019

Il venerdì del libro #53 - La costola di Adamo

La costola di Adamo

Antonio Manzini

 


Aosta, via Brocherel 22. Irina apre come di consueto la porta dell’interno 11 per entrare a casa Baudo dove lavora come colf. All’interno c’è qualcosa che non va, in cucina sembra sia passato un tornado, la camera da letto irriconoscibile. La donna urla al ladro e fugge in strada. Poi la macabra scoperta: in una stanza Ester Baudo è sospesa al lampadario con un filo di nylon attorno al collo. A prima vista pare trattarsi di un suicidio, poi però qualcosa non quadra; in più sono scomparsi gli ori. Una rapina finita male? Oppure? Secondo caso per il controverso vicequestore Rocco Schiavone nella gelida Aosta. Un personaggio fuori dagli schemi: scontroso, irritabile, trasgressivo al limite del lecito, ma con un senso della giustizia tutto suo, Schiavone ignora le procedure pur di raggiungere il suo scopo. E nell’indagine segue un suo filo logico e va controcorrente, mette il naso nella vita di Ester Baudo, le amicizie, il matrimonio monotono con Patrizio, rappresentante di articoli sportivi, e arrivato a un passo dalla verità ne rimane lui stesso spiazzato.


A Trasparelena Manzini è piaciuto molto, gli intrecci non sono mai banali, anzi, spesso sono sorprendenti! 


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P.S. Trasparelena non è sparita, le ultime settimane del 2018 sono state parecchio toste, lavorativamente parlando, e ha dovuto eliminare qualcosa di superfluo per non sclerare. E comunque ha sclerato lo stesso. Ha eliminato l'aggiornamento del Traspablog ma non la lettura, che è stata una boccata di ossigeno nel casino

A scanso di equivoci Trasparelena ci tiene a precisare che avere tanto lavoro è sempre una cosa positiva, e quindi non se ne lamenta.