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mercoledì 6 marzo 2013

L'età giusta

_ sottotitolo, questo è l'ultimo, davvero, poi rimetto il registro più allegro, peraltro non ho nemmeno il tag adatto, e decido di non crearlo_

Il tema del dolore mi gira intorno da qualche giorno.
Da domenica, per la precisione, quando siamo andati alla lezione di catechismo ed essendo quaresima il parroco ci ha invitati a riflettere sul dolore e su come lo affrontiamo con i nostri figli.*

Poi ieri sono stata al funerale di una ragazza giovane. Che ha lasciato un figlio di 11 anni.
Ovviamente questo bambino (ragazzino?) nel dolore ci si è ritrovato immerso suo malgrado. E devo dire che per quanto la situazione fosse quella che era mi è sembrato abbastanza sereno. Evidentemente un po' era preparato.
C'era tutta la sua classe. Ventidue ragazzini di undici anni. Per uno strano scherzo del destino era la stessa classe che ha fatto con la classe della BambinaGrande la festa di Natale. 
Erano tutte facce note, quindi, solo viste in un contesto diverso.

Sono stati tutti compostissimi. Alcuni hanno pianto sommessamente, altri erano semplicemente basiti.

E mentre li guardavo non potevo non chiedermi quale sia l'età giusta per spiegare il dolore ai bambini.
Perchè immagino che i genitori e anche le maestre abbiano dato delle spiegazioni, per quanto si possa spiegare la morte di una giovane mamma. Perchè non si può, a volte, negare l'evidenza.

Noi ci siamo resi conto di tenere la BambinaGrande il più possibile sulla sua nuvoletta rosa. Rispondendo alle sue eventuali domande su questo tema con parole che lei possa comprendere, ma senza dirle più di quello che lei stessa chiede.
Abbiamo affrontato la morte della nonnina (mia nonna) quando aveva 4 anni. E abbiamo cercato di farle pensare che non era una cosa completamente negativa. La nonnina aveva quasi 97 anni e aveva avuto una vita felice. La maestra dell'asilo ci ha aiutato, onestamente, e alla fine le è rimasta la convinzione che la nonnina sia su una nuvoletta insieme a suo marito (che nemmeno io ho mai conosciuto) e al gatto della maestra, scomparso più o meno nello stesso periodo. A parte che la cosa mi fa ridere da morire, perchè mia nonna i gatti non è che li amasse molto, era una donna pratica, e il gatto sparge il pelo e il pelo sporca, mi sembra una bella immagine, questa che si è fatta.
E trovo meraviglioso che quando un palloncino scappa via lei mi dica "eh sarà andato dalla nonnina"

Fortunatamente altre occasioni tristi in famiglia non ce ne sono state, per cui l'argomento non è più stato toccato. Però ad esempio di ieri non le ho detto niente, nè a gennaio quando è mancato un signore che anche lei conosceva. 

Ma mi domando fino a che età sia giusto fare così. Fino a che età si possono proteggere, i nostri bimbi.
Fino a che età si possono considerare cucciolini.
Fino a che età ci si può smarrire nelle loro risate come se non esistesse nessun problema al mondo?

* su 10-12 genitori solo due famiglie hanno dichiarato di parlare della morte con i figli. Gli altri hanno tutti detto di seguire il metodo "nuvoletta rosa".

5 commenti:

  1. Quando mio figlio aveva 5 anni abbiamo perso il padre di mio marito nel giro di venti minuti, un fulmine a ciel sereno, e abbiamo affrontato nostro malgrado la questione che mai avremmo voluto toccare.
    Inoltre, vista la situazione a cui nessuno era preparato, il dolore si è mescolato allo smarrimento e alla confusione...è stato un periodaccio da cui stiamo uscendo adesso.
    Ho cercato di spiegare al bambino dei concetti che nemmeno io ho ancora ben chiari forse, e con l'aiuto delle maestre abbiamo fatto tutto un lavoro di ricerca e approfondimento.
    Sai cosa, credo che non ci sia un'età adatta, forse nemmeno io ero preparata...
    Un abbraccio
    Anna

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    1. @Anna, se l'evento ti cade sulla testa come è successo a voi per forza bisogna spiegare, ci mancherebbe. E posso solo immaginare quanto sia stato difficile.
      Un abbraccio anche a te

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  2. Ciao, noi abbiamo sempre detto pane al pane e vino al vino, cercando termini comprensibili in base alle varie età, ma senza nuvolette o paradisi: tutto inizia vive e ha una fine, lo vediamo ogni giorno, tutto si rigenera in qualche modo ( senza arrivare alla reincarnazione, eh...): è uno dei misteri e delle magie della vita, insieme al nascere, perché anche per nascere non basta che due persone si amino.. Le persone che ci lasciano e finiscono la loro vita, non sappiamo dove vanno o come si sentono, nessuno lo sa, l'Uomo se lo chiede da sempre. Quello che sappiamo è che noi possiamo farli "vivere" nei nostri cuori, nei nostri ricordi, parlando di loro, raccontando episodi della loro esistenza, imparando qualcosa da loro...li portiamo sempre con noi e ci fanno compagnia. Certo ci dispiace non poterli vedere, toccare e parlare con loro, e questo dolore all'inizio può essere molto forte e ci sembra insopportabile e ci fa piangere ma anche ci insegna che la vita continua e proprio attraverso la nostra vita prosegue anche quella di coloro che non vediamo più; e possiamo aiutarci tra di noi a sopportare questo dolore. Non so, mi sembra che abbia funzionato abbastanza, serve a introdurre il concetto che non a tutto c'è un "perché", non a tutto si può rimediare, questo aiuta anche a prendersi qualche (proporzionata) responsabilità, perché credo sia fondamentale far capire che NON TUTTO nella vita si può resettare, per alcune cose non c'è il tasto CANC, sia che dipendano da noi che quando non dipendono da noi. Ragionare e soprattutto "capire" profondamente che non tutto dipende da noi, d'altro canto, ci alleggerisce un po' la vita, insomma parlare della morte serve ad apprezzare la vita, e la morte fa parte della vita, si muore proprio perché si è nati. Consiglio un bel libro di Concita De Gregorio proprio su questo tema spesso "rimosso", si intitola Così è la vita. Imparare a dirsi addio. Ci sono anche dei bei libri per bambini, li cerco e ve li dico. Poi quando ci capita davvero non siamo mai pronti, è vero, ma almeno abbiamo condiviso parole, pensieri, riflessioni ed emozioni INSIEME ai nostri bambini su questo argomento, e questo credo sia sicuramente meglio del silenzio. E poi i bambini "capiscono" e accettano queste verità molto meglio di quanto pensiamo e anche molto meglio di NOI adulti, che cerchiamo di schivare i soggetto che A NOI creano problemi ( vale, per esempio, anche per il sesso, tanto per fare un esempio facile facile...) un abbraccio.

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    1. ma quindi avete raccontato anche di perdite di persone magari care a voi genitori ma che i bambini non conoscono? Nel caso specifico è mancata una mia amica, che mia figlia non conosceva, mamma di un bimbo di 11 anni che mia figlia non conosce. Io non me la sono sentita di raccontarle che un bambino così piccolo, che non conosce ma che abita vicino a lei e magari ha intravisto a scuola sia rimasto senza la mamma. Tu l'avresti fatto?

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    2. Si, devo dire che dato che il papadeigemelli è orfano di padre da quando aveva 11 anni e il nonnodeigemelli è stato orfano di entrambi i genitori dai 13 anni circa, l'argomento è stato affrontato per forza, perché fin da molto piccoli hanno visitato il cimitero e portato i fiori al nonno, tant'è che uno aveva chiesto: ma quando esce a vederli? Ecco, mi sembra che così tutto sia stato assimilato per gradi e senza grandi traumi; come dire, sono cose che capitano, si sta male, si va avanti e il loro nonno e il papà sono la prova - vivente - che anche nell'assenza e nella perdita la vita prosegue, con gioie e dolori.. Per ora di persone molto vicine a loro e che loro hanno conosciuto di persona non ne sono mancate, e loro stessi - ne abbiamo parlato proprio a partire da questo tuo post - sono consapevoli che una vera " prova" di lutto non l'hanno ancora dovuta affrontare, ma insomma almeno se e quando gli capiterà - e capita, per forza, a tutti - non saranno del tutto sporvveduti. Insomma è un po' come parlare delle mestruazioni a una ragazzina prima che le vengano, senza essere assillanti, naturalmente, ma diciamo che se c'è lo spunto, l'occasione, si può approfittarne per parlarne un po'; nel tuo caso per esempio se sei un po' triste per la tua amica, lei è perfettamente in grado di capire e secondo me farà anche qualcosa per consolarti...CIAO e poi.. Non avete mai visto Bambi? La prima scena è la morte della mamma!! Serve, serve a esorcizzare la paura, perché se anche non ne parlate e nascondete le tracce, i bambini le cose le sanno, vivono anche fuori dalla loro cameretta, entrano in mille mondi con la TV, "uccidono" con i videogiochi e se non se ne parla con loro restano " soli" con le loro domande inespresse. Le fiabe tradizionali non sono crudeli, come qualcuno dice, secondo me, sono sagge proprio perché costringono a confrontarsi con temi grossi, importanti, che sono anche nella vita dei nostri piccoli. Ri-ciao!!

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